Renzo Piano


Nato a Genova il 14 settembre 1937 è un architetto italiano

Dal 30 agosto 2013 è senatore a vita della Repubblica Italiana, su nomina del presidente Giorgio Napolitano.

Su sua disposizione l’ufficio che gli spetta quale membro della camera alta italiana è stato messo a disposizione di un gruppo di 30 giovani architetti fra i 29 e i 38 anni, selezionati tra le oltre 600 candidature. Il team, chiamato G124 e finanziato con lo stipendio da senatore di Piano, concentrerà la sua attività sul recupero e sulla trasformazione delle periferie italiane.

Perché ci interessa

Perché quando descrive il modo con cui l’architetto (almeno un grande architetto come lui) progetta offe degli spunti interessantissimi all’insegnante che è chiamato a diventare, sempre di più, un abile progettista di situazioni didattiche che permettono di sviluppare l’apprendimento.

Quello che ha conservato [il Beaubourg] e, devo dire, quello di cui sono più fiero, è questa capacità di trasformarsi grazie alla sua flessibilità che dopo venticinque anni ci consente di ripensarlo. Già, perché io insisto: quello che si è fatto negli ultimi due anni non è un lavoro di semplice manutenzione, perché se di questo si fosse trattato non ci avremmo messo tanto, sarebbero bastati tre mesi, non due anni. No, l’abbiamo ripensato il Beaubourg. Le funzioni sono cambiate, la biblioteca è stata informatizzata, abbiamo sale per video-conferenze ed altre importanti funzioni. È cambiata la struttura, insomma. Non c’è da meravigliarsi, il Beaubourg era nato per questo. Ricordo che quando quattro anni fa ci incontrammo con l’allora ministro della cultura francese, scherzando, ma non troppo, dissi che il Beaubourg era come una macchina che ogni quarto di secolo doveva fermarsi per la revisione. Be’, è andata proprio così. […] È un grande contenitore nel quale trovano posto il Museo d’arte moderna, ambienti per esposizioni temporanee, per documentazioni e ricerche, sale polivalenti per il teatro, il cinema, la musica, per conferenze e seminari. Il concorso è del 1971 ma lo spirito è quello che nel sessantotto percorse la Francia e l’Europa, facendo maturare l’idea di un centro culturale aperto a Parigi, all’Europa, al mondo. L’idea era di abbattere le barriere tra le diverse discipline, di farne un luogo interdisciplinare aperto all’incontro di esperienze tra i vari campi dell’arte: dalla musica alla letteratura, alla pittura. […] I percorsi meccanizzati visibili dall’esterno sono stati letti come una citazione dell’high-tech. Ma non è così: quello che abbiamo realizzato è solo un gioco che abbiamo fatto con la tecnologia, non è tecnologia. L’acciaio alleggerisce una struttura che per essere realizzata chiede travi di centoventi tonnellate lunghe cinquanta metri. L’acciaio snellisce, ma la leggerezza bisogna averla dentro, perché non è solo un fatto fisico, è un fatto mentale, e anche filosofico; riguarda l’intelligenza, che deve essere leggera, permeabile, paziente per poter aspettare fino a quando non hai trovato la soluzione giusta. L’architetto deve saper aspettare, perché questo è il solo modo per essere creativi e la professione dell’architetto è un insieme di tecnica e di spiritualità, di creatività.

R. Piano, La responsabilità dell’architetto, Passigli editori, 2000 pp. 10-12

Quanto i ragionamenti sulla leggerezza dell’intelligenza, sulla progettazione di “strutture” agili e adattabili, sulla cultura che deve superare le discipline parlano anche a chi si occupa di scuola…

Per approfondire


immagine di copertina di Columbia GSAPPRenzo Piano, CC BY 2.0, Wikimedia