Su chi siamo centrati?


Amazon ha un grande successo per un motivo molto semplice: è una azienda clientecentrica. Come scrive più e più volte il fondatore nelle lettere annuali agli azionisti (chi è interessato le trova nel volume Inventa & sogna), la centratura sul cliente porta a cercare di soddisfarlo in tutti i modi possibili e, di conseguenza, a plasmare le procedure aziendali in modo che offrano la migliore esperienza al cliente. Tra l’altro è curioso che questa filosofia aziendale ci stupisca. Ogni negozio – grande o piccolo – dovrebbe ragionare così perché è il cliente che permette di tenere in piedi la ditta e pagare gli stipendi. Ma quante volte possiamo dire di aver fatto – da clienti – una esperienza del genere?

Certo, a scuola non usiamo la parola “cliente”, ma se la traduciamo con l’espressione “le persone a cui si rivolge il nostro lavoro”, forse la domanda “su chi siamo centrati?” dovrebbe risuonare spesso nelle nostre scuole.

Si parla da alcuni anni di RAV (Rapporto di Auto Valutazione) e speriamo che pian piano la logica dell’auto-valutazione non resti semplicemente una pratica burocratica (abbiamo compilato – in qualche modo – il documento, quindi possiamo passare ad occuparci d’altro), ma uno strumento utile (come del resto dovrebbe sempre essere la valutazione) per guidare i processi di tutti i giorni e renderli sempre un po’ migliori.

Torniamo allora alla domanda “su chi siamo centrati?” Si vede subito quando un insegnante è centrato sui suoi alunni. Sono quelle persone che non insegnano seguendo i propri “pallini” ma si sforzano di proporre attività che siano significative per i ragazzi che in quel momento hanno davanti. Sono insegnanti che non calcolano i tempi col bilancino, ma investono il tempo necessario per organizzare la migliore proposta possibile. Non vuol dire che sono masochisti, che non abbiano nulla di meglio da fare o che ritengano di poco valore il loro tempo. Vuole dire che ci tengono (come, del resto, ogni professionista) a fare bene il loro lavoro e sono consapevoli che questa attenzione richiede tempo.

E poi, purtroppo, ci sono gli insegnanti centrati su sé stessi. Quelli che scelgono cosa insegnare in base ai loro gusti (“questo argomento non lo faccio perché non mi piace”), che calcolano i tempi extra-aula come se fossero operai alla catena di montaggio (“ho finito le ore quindi mi fermo”), quelli che il mondo è qualcosa di immutabile (“abbiamo sempre fatto così”) e nel caso sono i ragazzi che si devono adeguare (“una volta capivano senza problemi e se adesso non ce la fanno non è colpa mia”).

Ecco, forse dobbiamo riconoscere che non ci potrà essere vero rinnovamento nella scuola italiana se non si parte da questo cambio di prospettiva: se non si rimettono al centro (nei fatti e non solo con le parole), gli alunni, le loro esigenze, i loro desideri…

Ed è un cambiamento che nessuna legge o autorità possono imporre: qui entra in gioco la libera coscienza e la responsabilità di ognuno. È il singolo che deve decidere che tipo di educatore vuole essere…


immagine di copertina di Free-Photos da Pixabay