Educazione civica nella scuola dell’infanzia


Vedo tornare nelle discussioni con chi opera nella scuola dell’infanzia il tema di come fare educazione civica. Pur avendone già ragionato ritengo utile tornare a rifletterci con più calma.

Alla domanda “Bisogna fare ‘educazione civica’ nella scuola dell’infanzia?” ritengo che la risposta più corretta sia NO. Se vi stupisce un indicazione così netta seguite il mio breve ragionamento.

Innanzitutto “educazione civica”, così come definito dalla LEGGE 20 agosto 2019 è un insegnamento con valutazione al pari delle altre materie (italiano, matematica… ) e le “materie” (o discipline) sono una forma di organizzazione del sapere (e di conseguenza dell’orario) tipiche della scuola dalla primaria in poi. La scuola dell’infanzia utilizza come ambiti di organizzazione dalle attività i “campi di esperienza”, non le materie.

Se non siete ancora convinti, proviamo a rileggere il comma 1 dell’articolo 2

Ai fini di cui all’articolo 1, a decorrere dal 1° settembre del primo anno scolastico successivo all’entrata in vigore della presente legge, nel primo e nel secondo ciclo di istruzione è istituito l’insegnamento trasversale dell’educazione civica, che sviluppa la conoscenza e la comprensione delle strutture e dei profili sociali, economici, giuridici, civici e ambientali della società. Iniziative di sensibilizzazione alla cittadinanza responsabile sono avviate dalla scuola dell’infanzia.

Mi permetto di sottolineare due passaggi:

  • l’insegnamento trasversale dell’educazione civica è istituito “nel primo e secondo ciclo di istruzione”, quindi non nella scuola dell’infanzia che precede il primo ciclo (altrimenti non avrebbe senso parlare di “Indicazioni nazionali per il curricolo della scuola dell’infanzia e del primo ciclo d’istruzione”);
  • ancora più chiara è l’ultima riga in cui si dice chiaramente che nella scuola dell’infanzia si avviano “iniziative di sensibilizzazione alla cittadinanza responsabile”.

“Avviare iniziative di sensibilizzazione alla cittadinanza responsabile” è diverso da “attivare la materia educazione civica”. Non fidatevi di chi dice che è solo una questione di parole. Le parole che usiamo strutturano il nostro modo di pensare, e il modo in cui pensiamo guida e indirizza il nostro agire. Usare parole sbagliate rischia di portarci a fare cose sbagliate (o che non hanno senso).

Allora forse possiamo placare le nostre ansie ed evitare di investire tempo a costruire un curricolo di educazione civica, come se fosse una materia separata dal resto delle attività. Probabilmente non dobbiamo nemmeno affannarci ad aggiungere nuove attività (tanto più che il tempo a disposizione è una risorsa finita… se aggiungiamo qualcosa dobbiamo togliere altro). Semmai dobbiamo preoccuparci di riconoscere quali sono le attività che, nell’insieme delle esperienze che i bambini vivono ogni giorno a scuola, permettono di accompagnarli a essere più sensibili ai temi del vivere civile.

Se ci pensiamo, molte delle attività quotidiane nella scuola dell’infanzia lavorano proprio sui temi che nei cicli successivi definiremmo “educazione civica”: insegnare ai bambini a giocare insieme, a non litigare per i giochi, a stare composti a tavola, a lavarsi le mani dopo che si è andati in bagno, a fare pace dopo un litigio, a prendersi cura di un fiore… Queste e tante altre sono già la base esperienziale per sensibilizzare i bambini alla cittadinanza responsabile (nelle diverse sfaccettature richiamate anche dal paragrafo La scuola dell’infanzia nell’allegato A delle Linee guida per l’insegnamento dell’educazione civica).

Probabilmente la nostra fatica – soprattutto in un periodo complesso come quello della pandemia – è proprio quella di riconoscerle per poi valorizzarle nel dialogo coi bambini (e coi genitori) e farle così diventare esperienze nel senso pieno del termine (fare e riflettere su quello che si è fatto) come intendeva Dewey.

Ma di sicuro non c’è l’urgenza di aggiungere “altre” cose da fare…


immagine di copertina di StockSnap da Pixabay